Come si fa a sapere se si ha bisogno di uno psicologo?

Rivolgersi ad uno psicologo è una scelta strettamente personale in età adulta (per i bambini sono i genitori a scegliere di dare ascolto e rilevanza alle manifestazioni di disagio dei figli; in adolescenza la scelta dipende dall'adolescente e dai suoi genitori in combinazioni diverse a seconda dei casi).

Si tratta quindi di una decisione che una persona prende sulla base della propria sofferenza, fondamentalmente quando ritiene di aver tentato di trovare da sé (e con le persone che hanno rilevanza affettiva nella sua vita) le vie di uscita dal proprio malessere ma di ritrovarsi ciononostante con la sensazione di essere "incastrata" nella propria condizione.


Quali tipi di psicoterapia esistono?

La psicologia, per cercare di esplorare, capire e descrivere il complesso funzionamento dell’essere umano, ha sviluppato differenti teorie. Nel corso del tempo sono nati anche diversi approcci terapeutici per affrontare il disagio e promuovere il benessere delle persone. Molti studi hanno dimostrato la sostanziale equivalenza tra le diverse forme di psicoterapia. Tutti sono concordi nell’affermare che è la qualità della relazione terapeutica a fare la differenza e a rappresentare condizione indispensabile per la riuscita del percorso. Al di là dell’orientamento gli elementi indispensabili per la buona riuscita della terapia sono la professionalità del terapeuta, la relazione, la fiducia in quest’ultimo e la motivazione del paziente al cambiamento.

Le tipologie di psicoterapia esistenti dipendono da altrettante teorie sul funzionamento della psiche, e sono solo il modo concreto (ossia la tecnica) ritenuto efficace per operare su una psiche che si ritiene funzioni nel modo specifico rispettivamente teorizzato.

Da queste teorie la psicoterapia prende specificazione nei suoi svariati orientamenti teorici: psicoterapia psicodinamicapsicoterapia cognitivo-comportamentalepsicoterapia adlerianapsicoterapia ericksonianapsicoterapia sistemicapsicosintesipsicoterapia umanisticapsicoterapia con la procedura immaginativa ecc...

Ho scelto la specializzazione cognitivo-comportamentale perché ho sempre lavorato per obiettivi concreti misurabili e tangibili. Sono rimasta inoltre favorevolmente impressionata della sua efficacia, anche in considerazione della validità scientificamente testata. Un altro aspetto che ho ritenuto fondamentale è l’utilizzo di strumenti pratici ed efficaci per un veloce miglioramento dei sintomi e il permettere di acquisire capacità di gestire il livello emotivo, cognitivo e comportamentale.


Come capire se la psicoterapia funziona?

Si capisce che una psicoterapia funziona se dopo qualche mese ci si accorge di avere un approccio ai propri problemi leggermente diverso, si è capaci di pensare a strategie alternative e a nuove soluzioni. Naturalmente capita (e capita spesso) che ci siano momenti di ricaduta, ma, anche in questi casi, se la psicoterapia è efficace, si è consapevoli del percorso attuato.

In caso di dubbi, se si teme che il processo psicoterapeutico sia in una fase di impasse occorre parlarne senza timore con il proprio terapeuta, per chiarire la situazione e capire in quale direzione si stia andando.La psicoterapia NON funziona se ci si sente sempre uguali a prima, e se, dopo mesi dall’inizio, non si verifica alcun cambiamento.


Quali sono le caratteristiche della psicoterapia cognitivo-comportamentale?

Le origini della psicoterapia cognitivo comportamentale (TCC) risalgono agli anni ’60 con lo sviluppo delle teorie di A.T. Beck. Il termine “cognitivo” indica tutto ciò che un essere umano può fare con la propria mente, per cui riguarda processi mentali quali sogni, memoria, attenzione ecc. Il termine “comportamentale” comprende i pensieri e le azioni.

L’assunto base del modello cognitivo è che il nostro modo di reagire emotivamente ed il nostro comportamento non sono automaticamente determinati dagli eventi esterni, ma da come interpretiamo e valutiamo ciò che accade. Più che la realtà in sé sarebbe la percezione e il significato che diamo agli eventi a fare la differenza. Non è la situazione che determina direttamente quello che la persona prova ma è piuttosto il modo in cui essa interpretata quell’esperienza.

"Gli uomini non soffrono per le cose, ma per le opinioni che si fanno su di esse" (Epitteto).

Ecco perché diventa così importante, nella psicoterapia cognitivo comportamentale, agire sui nostri pensieri e sui nostri comportamenti per liberarci dai problemi che ci affliggono.

La terapia cognitivo-comportamentale presenta caratteristiche specifiche quali:

  • Concretezza Una volta effettuata la valutazione del caso, si fa riferimento alla prima esigenza del paziente in ordine di importanza (ossia alla definizione del problema che ha riportato), basandosi sui sintomi.
  • Centrata sul “Qui ed Ora”. Il focus del trattamento è costantemente sul presente anche se ciò non toglie la valutazione sia della storia del paziente che della storia del problema. 
  • Orientata allo scopo. Dopo aver effettuato la valutazione del caso, è previsto un piano di trattamento individualizzato caratterizzato da obiettivi concreti da raggiungere. Paziente e terapeuta monitorano costantemente l’andamento della terapia.
  • Ruolo attivo del paziente e collaborazione con il terapeuta. Il terapeuta è visto come un consulente che orienta ed aiuta il paziente in un percorso in cui gli vengono insegnate strategie e tecniche pratiche di gestione dei sintomi.


Come inizia il contatto con il professionista? 

Nel caso della terapia individuale per adulti o adolescenti, si parte da un primo colloquio di consulenza e reciproca conoscenza: con esso si valuta se fissare un altro incontro e iniziare un percorso comune.


Come si svolgono le sedute?

Durante gli incontri lo psicologo non dà giudizi né suggerisce come comportarsi; il tentativo è di stimolare la persona, aiutandola a prendere contatto con i propri bisogni e desideri più profondi, nonché a rendere consapevoli barriere che si sovrappongono tra sé e i propri obiettivi.


Quanto dura un colloquio?

Lo strumento principale dell’intervento è il colloquio, della durata di 60 minuti. Si svolge in uno studio professionale nel rispetto della privacy. Lo psicoterapeuta è vincolato al rispetto del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, in particolare è strettamente tenuto al segreto Professionale (Art. 11).


Quanto può durare una terapia?

Un percorso di psicoterapia consiste in un ciclo di incontri la cui durata, non definibile a priori, varia da persona a persona e dipende da da numerosi fattori (la complessità del problema, le aspirazioni del paziente, la teoria di riferimento dello psicoterapeuta, il rapporto instaurato col terapeuta, la motivazione, ecc).


Con quale frequenza avvengono gli eventuali colloqui successivi al primo?

La tipologia di frequenza (generalmente settimanale o quindicinale) viene valutata in base alla problematica psicologica e/o relazionale.


Come prosegue il percorso dopo la prima seduta? 

Durante i primi incontri vengono esplorati i disagi, le difficoltà e i sintomi, le tematiche ed i bisogni espressi, al fine di concordare insieme le modalità e gli obiettivi terapeutici.


Che differenza c’é tra psicologo, psicoterapeuta e psichiatra?

  • Lo psicologo è un laureato in psicologia che ha svolto un anno di tirocinio, ha superato un esame di stato ed è iscritto all’Ordine degli Psicologi (art.1 L.56/89). Egli svolge attività di prevenzione, diagnosi e sostegno in vari ambiti.Gli Psicologi sono obbligati per legge ad attenersi alle regole del codice deontologico degli psicologi italiani.
  • Lo psicoterapeuta è uno psicologo o un medico abilitato anche a svolgere attività di psicoterapia dopo aver frequentato un’ulteriore scuola di specializzazione della durata di quattro anni. Lo psicologo e lo psicoterapeuta sono due figure professionali distinte e non equivalenti: lo psicologo non specializzato in psicoterapia non è qualificato a prendere in cura dei pazienti.
  • Lo psichiatra è laureato in medicina ed ha una specializzazione in psichiatria con una formazione di base prevalentemente “medico-farmacologica”. Lo psichiatra, dunque, cura i disturbi psichici e le malattie mentali ed usa prevalentemente una terapia farmacologia che può essere intergrata con la psicoterapia.


Che cosa si intende esattamente per psicoterapia?

Questo termine dal punto di vista etimologico significa “cura dell’anima” e riconduce a terapie psicologiche basate sul colloquio e la relazione, il cui obiettivo e’ determinare un cambiamento consapevole dei processi psichici dai quali dipende il malessere presente. Si tratta dunque di una cura, che utilizza il colloquio clinico, per risolvere una serie di disturbi psicopatologici di diversa entità, che possono nuocere al benessere della persona, fino a inibirne lo sviluppo.


Perché rivolgersi ad uno psicoterapeuta?

Rispetto al passato, l’individuo, oggi, è molto più attento a prendersi cura della propria salute fisica, ma stenta ancora a rivolgere la propria attenzione alla salute psicologica. Molte persone vedono lo psicologo, sulla base di vecchi luoghi comuni e pregiudizi, come "medico dei matti". Sono in molti infatti a pensare ancora che lo psicologo sia colui che cura persone mentalmente instabili e per questo hanno timore di chiedere aiuto. Consultare uno psicologo però non significa essere "diversi", quanto piuttosto accorgersi di eventuali stati conflittuali che possono incrinare il proprio benessere. Arrivare a chiedere un aiuto mostra dunque una maggiore consapevolezza e capacità di analisi della propria situazione.

Il lavoro psicologico è sempre indirizzato a far emergere le risorse positive di ogni persona, affrontando insieme tutto ciò che inevitabilmente ostacola la crescita e lo sviluppo di una condizione di equilibrio psico-fisico e relazionale.

Un intervento psicoterapeutico può aiutare a risolvere il malessere presente in modo più facile e veloce, permettendo di adottare strategie più efficaci e acquisire una maggiore consapevolezza di sé.